Friedrich Hölderlin

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Image:Example.jpgMedia:Example.ogg<math>Insert formula here</math>Insert non-formatted text here--Gpdimonderose 15:26, 21 October 2007 (EDT)


…il venir-fuori-dalla-velatezza è l’essere del sublyme, il disvelarsi di una nuova morfia della physis, di una sagomatura della natura animata dell’essere, di una templarità dell’ikona della physis dell’essere. L’ontologia del sublyme è la templarità dell’immagine dell’essere nella physis, o morfia templare quale supersimmetria dell’ikona della physis dell’essere. Il disvelarsi dell’aletheia ontologica è il venire alla luce, il darsi alla luce, la gettanza che si dà alla luce nella radura vuota e libera della templarità dell’ikona della physis dell’essere, quale morfica templare dell’immagine dell’essere nella physis. Il venir fuori della disvelatezza discoprente la templarità dell’ikona della physis ontologica dell’essere. È la templarità della radura vuota, del luogo ove abita poeticamente l’essere che disvela l’ikona della physis o l’immagine dell’aletheia dell’essere, quale topologia poetante o quale ontopoiesis o quale ontoikona dell’essere nella physis. È l’ontoykona dell’essere che getta le fondamenta, si getta e si de-costruisce nella radura luminosa della physis e si eventua in morfie templari dell’immagine della physis dell’essere e si disvela all’esserci quale gegenstand, sempre di fronte, dell’ikona ontologica della destinanza dell’essere. L’ontoykona ama disvelarsi nella radura luminosa della physis dell’essere quale sublymanza del’esseRe o per essere l’aletheia dell’essere quale evento nel sublyme. La sublymanza ama nascondersi nel sublyme dell’essere ontoykona della physis per eventuarsi quale svelatezza nel gegenstand della topologia templare dell’immagine dell’essere. Ma perché l’ontoykona si eventua sempre quale sublyme dell’essere più tosto che evento del nulla o del niente? Mha perché la differenza ontologica lascia all’epistemica la destinanza delle entità mondane e cura, custodisce l’aletheia della physis dell’essere quale templarità ikonica della topologia ontologica dell’essere. È la physis templata che si eventua quale sublymanza sia nella ontocronia che nella ontokairosia: nell’ontocronia dell’essere dell’entità, nella ontokairosia dell’essere evento della singolarità originaria del sublyme. Spesso è compresente sia l’ontocronia della physis della mondità che l’ontokairosa singolarità dell’essere o meglio nel sublyme è assentemente presente l’una o presentemente presente l’altra nella stessa radura luminosa dell’onto-topia dell’essere sublymanza o ontopia-del-sublyme o ontopia dell’ikona o dell’imago dell’essere o topologia ontologica dell’onto-ikontopia. È quella la differenza ontologica della temporalità e templaticità del sublyme: mentre la ontocronia si eventua solo nella physis mondana o dell’esserci, l’ontokairosia si dà, si eventua solo nell’essere-sublyme. Attenzione qui si discopre la differenza anche nel sublimità fatta a mano, immagine o suono o voce che sia, il manufatto o analitika dell’esserci- ontokronia e quello dell’essere-ontokairosia: il primo si adegua alla temporalità delle entità mondane senza discoprirne l’ontologia della physis, la temporalità templata invece disvela sempre e per sempre l’ontokairos dell’ontoykona dell’essere-sublyme-per-l’essere prima d’essere-sublime-per-il-mondo o essere-sublime-per-esserci…ah come si farà a comprendere? La sublimità per esserci o il-sibòime-per-la-mondanità privilegia sempre e comunque l’ontologia del presente: si adegua alla verità epistemica del mondo senza chiedere nulla di più, giacchè la sua ermeneutica è finita con l’ontokronia dell’ontica o dell’esser-solo-entità-del-mondo, anzi solo entità ontica di questo mondo senza alcuna onto-topia, ma solo u-topia o dis-topia. Lì l’essere-sublimità-per-essere è custodita nell’oblio o nascosta nella physis epistemica del mondo o nella mitica origine dell’esserci. Ma l’ontologia dell’ontopia dell’ontikona si sottrae dalla ontokronia per abitare poeticamente la radura luminosa della templata-ontokairosa dell’esere-sublyme-per-l’essere che si getta nella physis della mondità ma che si differenzia sempre nella sua interpretanza infinita, quale ermeneutica ontologica dell’essere sublyme per l’essRe. Qui l’impianto, la ge-stell dell’ontologia del sublyme si eventua sempre quale templarità dell’ontoikona ontopica ontopoietica, anzi la gestell, la struttura ontologica, è l’ontikona templata dell’essere sublyme dell’esseRe, di più è la destinanza dell’ontopoiesis dell’ikona che apre il sentiero ininterrotto nella radura vuota ontologica. L’ontologia dell’essere-sublyme si disvela nell’essere-la-radura, lichthung-sein, quale gestell della radura della destinanza dell’essere: lì nella spazialità vuota la struttura ontologica dell’essere-sublyme soggiorna poeticamente quale ikona ontopica della ontokairosia. L’essere-la-radura quale destinanza sia del grund sia dell’abgrund dell’essere-sublyme, sia fondamento sia abisso dell’ontologia del sublyme: lì quel che appare quale eristica epistemica si eventua quale kaosmica-ontikona dell’aldiqua e dell’aldilà. Solo così si comprende l’originalità del sublyme, giacchè la sua destinanza ontologica non subisce mai la dettattura epistemica dell’essere dell’ente perché quella eventualità si dispiega solo nell’ontokronia e mai nell’ontokarosia: può essere tangente alla tecnè, tecnica, ma mai decostruire l’essere-sublymanza ontopica. Nell’origine del sublyme l’ontokairosia dell’ontoikona si eventua per sempre senza più essere ontokronia epistemica dell’essere-entità: la sublymanza non è più abbandonata dall’essere…gli dei sono fuggiti dalla sublimità ontoteologica, ma non l’essere della sublymanza quale ontikona della gestell ontologica. Perciò l’ontologia del sublyme non sarà mai una semplice estetica dell’esserci o dell’essere-entità ontokronica, giacchè i sensi sono dispiegamenti dell’esserci e possono solo percepire le entità ontiche, mai l’essere si disvela ai sensi sempre si discopre solo all’interessere ontokairoslogico. L’ontologia dell’essere-sublyme discopre la compresenza nella sublymanza dell’interagenza tra ontokronia e ontokronotopia: mentre nell’epistemica fisica esiste solo la kronotopia quantica dell’essere dell’ente, nell’essere-sublyme si eventua l’essere della ontologia kronotopica ikonica che dispiega l’ontocronia iconica già assentemente presente nell’ontocronia quantica. Nella physis c’è la destinanza dell’essere quale gestell-ontokronica la quale si dà sia nella gestell-ontologica, sia nella gestell-ontica, sia nella gestell-epistemica, sia in quella gestell-paradigmatica che dà fondatezza all’ontologica gestell-grund come alla gestell-abgrund, alla gestell-abissale, alla struttura ontologica dell’essere-sublyme nella gestell-destinanza della sublymanza. Ma perché? Forse l’ontologia della destinanza dell’essere-sublyme sconvolge la causalità epistemica della temporalità per eventuare sempre e in ogni luogo la gestell-ontokronotopica del destino della gestell-ikona o della gestell-imagine o gestell-imaginaria o gestell-imago nell’essere sublymanza dell’essere oltre che dell’esserci. Già altri hanno svelato l’interagenza del tempo-figura col tempo-immagine o dell’immagine-tempo o dell’imago-tempo qui si discoprirà l’ontologia dell’imagine-spazio o dell’imagine-spaziotempo o dell’imago-spaziotempo fondanti lo spaziotempo-imagine o lo spaziotempo-figura o lo spaziotempo-imago nella gestell-ontopoetica o nella gestell-poetante-pensante dell’essere-sublyme-ekstatiko. Lì l’ikona-tempo si disvela sempre nella sua qualità di ikona-spazio-tempo, quale ikona spaziotemporale dell’aletheia-tempo o dell’aletheia-spaziotempo disvelante sempre la gestell-aletheia o gestell-verità o la struttura ontologica della gestell-tecnè quale gestell-poiesis o gestell-ontopoiesis della gestell-ontoteleologica della gestell-ikona dell’essere-sublime e non altro, ma che si dà quale fondatezza della destinanza epistemica dell’ontokronotopia. È la gestell-templata dell’ontologia dell’essere-sublyme che si dà quale sublymanza del musagete, dell’esserci che cura nella radura ontologica l’eventuarsi della gestell-ontopoietica. L’essere-sublyme è la misura di tutte le cose della mondanità, delle entità della mondità, dell’esserci, della presenza assentemente-presente, dell’essere nel mondo del sublime, dell’imagine dell’essere nella mondità, dell’imago dell’essere, dell’ikona dell’essere, della gestell della sublymanza, della struttura ontologica del sublyme. L’essere-sublyme è la misura, la destinanza ontokronotopica, del musagete, della gestell-musagete, della struttura ontologica dell’esser-musagete, dell’esserci quale musagete della gestell-imago, della gestell-imagine, della gestell-ikona della gestell-poetante-pensante. È la prova ontologica dell’esistenza del sublyme o meglio la prova ontologica dell’esistenza della gestell-sublyme, della struttuta ontologica dell’essere-sublyme. Non solo e non tanto quale prova ontologica dell’esistenza delle entità del sublime, o quale prova ontologica dell’epistemica o ermeneutica della sublimità, giacchè l’esserci nella mondità della sublimità è già presente nell’ontocronia del mondo, ma quale presenza ontokairosa della gestell-templata dell’esseRe: la sublymanza non è e non sarà mai solo l’ontica imagine del mondo ontocronico o utopico o distopico, ma sempre la gestell-ikona dell’essere ontocronotopia della ontokairostopia o ikonotopia dell’esseRe. La gestell-ikona non è più l’essere animato o l’esserci del musagete, ma non è altrettanto l’essere inanimato delle imagini del mondo, se mai sarà per sempre l’essere dis-animato dis-animante l’ikona dell’essere: senza essere anima o entità onteteologica o solo mitica o ematopoietica, l’indeterminatezza dell’animato o dell’inanimato per essere dis-anima della struttura ontologica ontopoietica dell’imagine-dell’esseRe. Ma che significa ikona dis-animata della gestell del sublyme? È l’ontologia dell’imagine del vuoto, l’imagine della radura o l’ikona del vuoto o l’ikona della radura che si dà nell’origine o nell’originalità della sublymanza quale ikona o imagine dell’essere libero, essere-in-estasy-katartika dalle entità ontiche della mondanità del nulla o del niente o del non-ente, quale ontologia della libertà dell’ikona ell’essere liberata dalle immagini del nulla o del niente o del nihilismo ontico delle varie volontà di potenza kategoriche dell’imperativo mondano epistemico delle entità del vuoto quantico. Solo l’imagine del vuoto consente all’essere d’abitare poeticamente la radura-gestell-ontopica: là l’imagine dell’essere si disvela libera quale misura della mondità ontocronotopica. Qui si discopre l’autentica ermeneutica ontologica della misura quale gestell-templata o gestell-templare o struttura ontologica template dell’ikona dell’essere, mentre la misura classica o simmetrica si adeguò all’imagine ontica della temporalità ontocronica. Solo la gestell-ikona disvela la destinanza della singolarità che si eventua nel sentiero ininterrotto nella radura fondale-gestell. Lì l’aletheia della gestell o la verità della struttura ontologica consente all’ikona d’essere-sublyme, ma anche consente alla verità di disvelarsi nella sublymanza quale evento della verità o evento dell’aletheia o evento della disvelatezza dell’ikona-gestell dell’esseRe. La sublymità è la verità o meglio l’essere-sublyme è l’aletheia dell’ikona-gestell della destinanza dell’esseRe. Mentre la verità epistemica o ermeneutica si adeguano alle verità ontiche delle entità kategoriche, la verità del sublyme disvela l’essere delle entità e non solo: la gestell-aletheia discopre l’ikona del vuoto o l’imagine della radura ove possa abitare poeticamente l’essere ed ove possa aleggiare l’evento dell’aletheia-destinanza. Ma forse quel che è più rilevante qui ed ora è la sublymanza della verità dell’ikona dell’abisso, dell’imagine dell’abgrund dell’essere: la sublimità nella nostra epoca è innanzi tutto l’ontologia della gestell dell’ikona dell’abisso ell’esseRe.........................................

c’è una differenza ontologica nell’ontica della verità: c’è una verità epistemica fondata sui modelli della matesis, c’è una verità ermeneutica narrativa ed eterotopica o ontocronica, invece l’essere-sublyme eventua l’aletheia ontologica quale sublymanza dell’essere nel sublyme. C’è l’interessere tra le tre varietà di verità e c’è l’interesserci epistemico nel senso che tutte le varietà-verità si danno, si offrono alla mondità quale comprensione del mondo, dell’essere delle entità e prova ontologica o ontoteologica o ontoteleologica dell’esistenza dell’essere-sublymanza o dell’essere-sublyme, ma anche dell’esser-epistemè-del-sublime o dell’essere epistemica ontologica del sublime. Anzi solo la verità-sublyme discopre sia l’ermeneutica sia l’epistemica ontologica dell’essere sublyme dell’esseRe. Qualora si desideri comprendere anche l’essere sublime delle entità mondane è consentito anche privarsi dell’ontologia per affidarsi alla classica ermeneutica epistemica per discoprire solo le verità delle entità della mondanità. Ma che cos’è il mettersi in sublymanza dell’essere-sublyme? Anzi che cos’è la gettanza dell’essere-sublyme nella sublymanza? È la gettatezza-della-verità della destinanza templata dell’essere nell’aletheia fondale, grund ed abgrund, del sublyme che si dà, si getta nella mondità ontokronotopica. L’essere si eventua nel sublyme quale aletheia, disvelatezza dell’ontologia dell’essere, dell’esserci, dell’essere delle entità mondane, dell’interesserci, dell’interessere: tutte varietà compresenti nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia ontologica dell’essere ontoikona, ontoimagine, ontoimago, ontopoiesis, autoevento, mitoevento, ontoevento. Il sublyme-estatiko-katartiko delle varietà topologiche della verità dell’essere si danno, si eventuano, si gettano quale fondale o fondamenta nel corso della sublymanza senza mai abbandonarla, anche quando gli dei fuggono e il tramonto dell’occidente si secolarizza, per sempre il sublyme si getta intenzionalmente per essere contemplato dallo sguardo dell’esserci, dal musagete, dall’interesserci delle entità mondane della tecnè clonante: mai la verità tramonta, è sempre presente nel sublyme, nella sublymanza al di là della storia, aldilà del bene e del male, aldilà delle entità klonate della tecnè. Come mai solo il sublime riesce a trascendere il corso della storia o della temporalità o dell’ontocronia? Tra le tante ipotesi quella più ontologica è la messa in cura della verità dell’essere. Solo nel sublyme l’aletheia ontologica si cura da sé, si getta, si fonda e si cura senza gli dei fuggitivi, senza più il musagete preda dell’oblio dei tempi-mala-tempora o del destino cinico e barale, senza l’obsololescenza nihilista della tecnica klonante. L’essere nella gettatezza-della-sublymanza cura da sé l’essere-sublyme, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si cura senza l’epistemica ermeneutica e senza la tecnè klonante, getta la sua cura della sua verità da sé quale interessere ontopico che abita poeticamente il vuoto cosmico o la radura ontologica ontokronotopica. È l’essere sublyme che ci viene-incontro, che si disvela per essere contemplatezza dei musageti, così si dà, si cura nella sua futura-anteriorità-gìà-stata e sempre ontologicamente presentemente assente. Nel suo essere già-stata si getta nell’ontokronia anche quale ob-getto, gegenstand, contr-ada, fondale che si getta allo sguardo sempre di fronte quale gettanza della verità dell’interessere non contemplato dalla storia delle entità clonate della tecnè. Il sublyme , la gettanza fondale della aletheia-interessere si dà e si cura da sé quale essere-sublyme o essere-gettatezza-del-sublyme e si eventua sempre quale ontologia dell’evento-verità, aldilà di tutte le interpretazioni infinite o delle clonazioni riproducibili, giacchè nel sublyme è all’opera o si getta, si dà, si cura l’evento della verità ontologica dell’interessere o dell’essere dell’aletheia o dell’essere-sublyme-della-verità-nella-physis. Anche quando gli dei fuggono dal sublime e la sublymanza non è più una entità mondana ontoteologica o quando il musagete è abbandonato all’oblio dalla mondanità, anche allora la templata-sublyme si dà alla conteplanza, giacché la sua destinanza si getta e si cura da sé, si eventua nella physis quale evento della verità ontologica. È la gestell del sublyme che si dà e si cura e si getta da sé: l’istallarsi poeticamente nella radura della physis eventua l’evento della verità dell’essere-sublyme, ma discopre e dispiega anche la destinanza templata dell’aletheia dell’interessere: il sublyme è la gestell dell’essere-nella-physis, è l’istallarsi della destinanza dell’evento della verità ontologica nella radura fondale ove l’interessere possa abitare poeticamente, anzi l’essere in sublymanza lascia libertà d’essere al sublyme, ma anche lascia libertà d’essere al mondo, lascia liberi gli dei di fuggire senza perdere la sua originalità, lascia libero il nihilismo della tecnica di clonarsi senza decostruirsi nella sua gestell, nella sua struttura ontologica, lascia libera alla mondanità il suo percorso e il suo tramonto, giacchè l’evento della sua libertà si getta e si cura quale libertà ontologica dell’essere-sublyme della verità-destinanza che si eventua nella physis per lasciare libera la physis di esserci anche quando gli dei fuggono e la tecnè si cura solo di klonare le entità mondane. Anche quando il sublyme si sottrae per lasciare ampia libertà di dispiegamenti mondani delle entità epistemiche nella loro volontà di potenza imperativa, anche allora non fugge insieme agli dei ma abita dis-ascosto, assentemente presente l’essere-sublyme nella sua varietà d’essere-evento-della-verità quale aletheia della destinanza della libertà. Il suo essere dis-ascosto si eventua nel sottrarsi, il porsi aldilà, il gettarsi oltre il nihilismo della tecnè mondana, oltre il tramonto dei paradigmi epistemici ed ermeneutici per essere sublymanza ontologica dell’interessere-nella-physis. Ma il sublyme si eventua non solo nel fondale, nel grund quale setzen degli eventi della verità, ma anche nel contempo simultaneamente, anzi kairos-logicamente, nell’abgrund, là ove gli dei non hanno mai soggiornato e gli imperativi kategorici delle entità epistemiche non si sono mai avventurati, né il nihilismo della tecnè si è mai sospinto oltre, anzi l’abisso ontologico ha sempre diffuso il senso di timore del nulla o del niente, invece l’abisso è proprio l’assenza del non-ente, l’annichilirsi del nulla per lasciar liberi d’essere la mondità e l’esserci delle entità epistemicamente comprensibili. L’essere-sublyme dell’abisso, dell’ab-grund eventua l’ikona della radura ontologica quale ontopia dell’essere inenarrabile, inaudita, indicibile, indecidibile, mai completamente interpretabile, né epistemicamente fondabile nelle kategorie imperative della volontà di potenza della tecnè-klonica o della ermeneutica metafisica trascendentale pre-post-fenomenologica. Per gli eventi dell’essere abisso ontologico della physis c’è solo la comprensione dell’essere sublyme in ekstasy, in attività, in interagenza tra l’essere e la sua radura vuota ontopica. Solo il sublyme, l'ekstasy dell’essere del sublyme consente al musagete di accogliere l’ascolto del sublyme che si getta nell’abisso della radura ontologica per gettare le fondamenta del fondale dell’essere-sublyme quale ikona della physis, del mondo, dell’interessere, dell’interesserci, dell’interagenza ontopica. Ma quella ikona non è mai epistemicamente presente, si disvela solo nel suo essere indisascosta o dis-ascosta ontologicamente inaudita per i più ed indicibile: solo al musagete presente evidentemente, solo l’interagenza del musagete consente all’evento dell’essere abissale di gettarsi nell’ekstasy dell’aletheia dell’essere-sublyme. Solo il musagete disvela il mistero o l’enigma del sublyme-in-ekstasy: la sublymanza ama nascondersri o essere sempre indisascosta, ma nel medesimo istante, per paradosso epistemico o ermeneutico, l’essere-sublyme ama disvelarsi, ama discoprire la sua radura abissale, la sua physis ontopica, la sua gestell ontokronokairoslogica oontokairostopica. Solo così l’essere-sublyme si dispiega all’infinito nell’a-peiron, nel senza-limiti mondani, nel sub-lime, nel senza-fine, quale autoevento o ontoevento, ma la sua gettanza fonda il fondale topologico, ontopico altrochè epocale ontocronico, si dà per raccogliersi-in-un-confine, si getta per eventuare la gestell, la struttura ontologica dell’interagenza con la physis: delimita la spazialità del sentiero ininterrotto della destinanza dell’essere: configurazione ikonica della radura ontologica ove l’essere possa abitare poeticamente. Solo con l’essere-sublyme si evntua la disascosità dell’aletheia, mai adeguata onticamente o epistemicamente o ermeneuticamente, ma sempre sottratta all’evidenza della mondità, ma visibile alla contemplazione del musagete, inaudita ma udibile, paradossale o eristica ma morfo-genica per la destinanza e l’interagenza dell’interessere e dell’interesserci. Lì in quel apparente paradosso o eristica epistemica o ermeneutica la verità stessa è dis-ascosta, anzi l’aletheia si disvlela quale dis-verità o essere sublymanza della dis-aletheia dell’essere-sublyme, si discopre quale dis-inveramento della gestell-sublyme o struttura ontologica dis-inverata della dis-verità del sublyme. La verità nel sublyme ci appare quale aletheia-della-dis-inveratezza-dell’essere, o meglio quale verità-dis-ascosta-della-dis-inveratezza dell’essere-sublyme, giacchè il sublyme ama la disinveratezza, ma ama anche la dis-ascosità della disvelatezza dell’aletheia dell’esseRe. Nella sua eristica epistemica ed ermeneutica del nascondersi e disvelarsi la disascosità della verità dell’essere-sublyme getta nella radura le fondamenta del sentiero della destinanza ontokronotopica, quale gestell dell’essere-sublymanza del sublyme-in-ekstasy o meglio nell’essere-sublymanza è in ekstasy sublyme la verirà dis-ascosta della dis-in-veratezza, o che nell’essere-sublymanza vi è custodita e curata l’aletheia-dis-ascosta della dis-in-veratezza dell’essere-sublyme. Quando si legge o si ascolta una poesia, quando si contempla una immagine nelle sue relativa varietà dimensionali palesi o nacoste, quando l’inaudito aleggia dalla voce dell’esserci dal talento geniale del musagete è assentemente presente la verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’essere-sublyme ed è quell’aletheia che si disvela nella radura vuota e che traccia il sentiero ininterrotto della destinanza dell’interessere. L’interagenza e l’eristica di quella verità-dis-ascosità getta le fondamenta dell’epoca dell’imagine della mondità o della sua bellezza o della sua classicità o della sua rinascenza o della sua surrealtà: la bellezza è, sarà, fu la varietà della verità-dis-ascosità custodita e curata nell’opera dell’essere-sublyme. Quella interagenza consente al sublyme di essere-sublymanza dall’esserci-musagete o meglio solo quando il sublyme è sublymanza dell’essere-verità-dis-ascosa della dis-in-veratezza o che almeno quell’aletheia vi abiti poeticamente, solo allora la verità è sublyme e la sublymanza è la verità dell’essere-sublyme. Lì si dà il sublyme o la sublymanza si dà quale sublyme: l’origine o l’originalità del sublyme o del musagete è il sublyme della verità dis-ascosa della dis-in-veratezza dell’essere-sublyme, custodita e curata nella radura ove si disveli la destinanza dell’interessere. Si può intuire che la verità ontologica sia anche in sublymanza nella mitopoiesis o forse nel mito quale aletheia dell’essere-sublyme almeno in apparenza, ma una più approfondita ermeneutica ontologica ci svela come non sia così semplice: nel mito la verità non è in sublymanza quale aletheia-in-dis-ascosità-dis-in-veratezza, ma quale verità-adeguatezza ontoteologica che conforti il sacro senza creare ermeneuche eristiche, anzi quella stabilità epistemica può dispiegare metafisiche influenti per la verità-epistemica o verità tecnica fondata su modelli della matesis. Nella mitopoiesis invece il musagete ascolta il sublyme della verità ontologica la sola che gli consenta l’interagenza con l’essere-sublyme della verità quale sublymanza dell’essere che eventui l’essere-sublyme dal musagete. L’essere-sublyme eventua l’epistemica ontologica della tecnè, ma soprattutto discopre l’evento della aletheia-dis-ascosità quale gestell della destinamza dell’essere-sublyme dall’interagenza dell’esserci con la radura vuota e senza limiti, la radura sub-lime del fondale ove l’interessere possa soggiornare poeticamente in sinestesia con l’evento della verità-disascosità-disvelatezza-dis-verità-dis-aletheia. Qui nella mitopoiesis come mell’ontopoiesis o nella poiesis stessa l’epistemica on tologica della verita si discopre quale in-disasconsità, ma anche quale dis-disascosità, meglio in aletheia e in dis-aletheia, in velatezza e disvelatezza indicibile ma sempre sublymanza dell’essere-sublyme dell’interesserci con la physis. Solo quando l’essere-sublyme custodisce e cura l’aletheia-disascosità si eventua l’attrazione verso l’opera dell’essere-sublyme, anzi è la verità-attanza che attira la contemplazione dell’esserci, è l’aletheia-attanza che discopre il sentiero ininterrotto della destinanza d ell’essere-sublyme-dall’essere. Ontologia dell’essere-sublyme.......... ah la platonica ikona della temporalità quale ikona dinamica dell’eternità o ikona ontodinamica dell’apeiron o ikona ontodinamica del dis-apeiron, del dis-infinito, della dis-gestell dell’essere-sublyme. Lì l’ontodinamica ikonica dell’essere -infinito si discopre quale imago ontodinamica dell’essere-sublyme o quale imagine ontodinamica dell’apeiron del pensiero primigenio sottratto alla mitopoiesis. Ma in origine l’ikona ontodinamica ontokronica si svela senza differenza ontologica quale sublyme della mitopoiesis del l’apeiron dis-infinita, ove l’ikona del kairos si confonde con l’imagine della kronotopia infinita. Solo l’epistemica e l’ermeneutica creano la fissione nella kronotopia, giammai l’essere-sublyme dell’esserci quale musagete che sottrae all’eternità divine delle mitiche muse l’ikona dell’ontodinamica kronotopica. La frattalità del’ikona ontodinamica della temporalità platonica differenzia ontologicamente l’epistemica e l’ermeneutica dall’ontopoietica dell’essere-sublyme dall’esserci del musagete, ma in origine ci fu una onto-topia della gestell ove si eventuò l’epistemica e l’ermeneutica ontologica mai scomparsa nei dispiegamenti storici dell’essere-sublyme, anzi lì curata e custodita dalle incursioni della volontà di potenza imperativa dell’epistemica ontologica. Quella presenza incompente impera e sottrae nel corso del tempo l’ontopoietica epistemica dell’ontodinamica onto-poietica per attuare la morfogenesi della tecnica o dell’artigianato o del saper-fare mondano e klonante. O sottrae all’ikona dell’essere-sublymanza-dell’infinito l’ontodinamica cronologica della frattalità temporale. Solo così l’epistemica e l’ermeneutica si dispiegano quali immagini della storia della mondità , ma quell’evento inaugura l’oblio dell’essere-sublymità-dall’essere quale sublyme dell’essere per essere solo sublime della tecnè, prima, e della tecnica artigiana poi, ove l’ontodinamica infinita dell’ikona si è dissipata, dissolta, dis-obliata: è l’oblio dell’essere-sublymità-dall’essere che si dà quale fondatezza della tecnè epistemica e tuttora, nel presente impera per sottrarre tutta l’ontologia epistemica possibile dalla ontopoiesis dell’essere. Solo che nel corso del tempo l’essere-sublymità dall’essere non scompare totalmente, ma per fortuna si dis-oblia: si oblia nella tecnè epistemica per eventuarsi solo nell’ontologia-epistemica-ermeneutica dell’essere-sublymità-dall’essere. È il dis-oblio della dis-verità o dell’a dis-aletheia che si dis-annichilisce, che si sottrae dal nichilismo della tecnica-epistemica per dis-gettarsi ancora quale dis-mittenza intermittente della sublymanza della verità ontologica dell’essere-sublyme-dell’essere. Quella dis-mittenza ama nascondersi nell’essere-sublymanza quale sublymità per sottrarre l’aletheia dall’oblio imperante della tecnè-epistemica clonante e per disvelare la dis-abissalità dell’essere-sublyme dall’essere ikona ontodinamica dell’ontokronotopia dis-infinita. Per sempre l’essere-sublyme dis-vuota, disgombra, dis-oblia , disattua, dis-opera, dismette, dis-aleggia , disvela l’ikona dell’essere dall’immagine della tecnè imperativa influente, per disgettarsi quale dis-gegenstand dis-grund, quale fondale intermittente della dis-mittenza dell’essere ikona del sublyme. È lì che la destinanza dell’essere-sublyme si disoblia per disgettarsi quala dis-mittenza dell’essere dis-opera della disaletheia dell’epistemica-ontologica aldilà dell’oblio imperante della tecnè-epistemè e non solo nell’estetica classica o nel sublime metafisico o nella surrealtà informale armonica o disarmonica o dissimmetrica, ma anche nell’epistemica ontologica della physis e della matesis quale disoblio della disgettanza della physis dell’essere. Qui si eventua una nuova differenza all’interno della stessa ontologia dell’essere, forse epigenica nella sublymanza dell’essere-sublyme, ma dispiegante la sua gestell anche nella tecnè epistemica o ermeneutica: oltre alla classica messa in opera della verità o aletheia , nell’essere-sublyme si dà , si getta, si eventua la sublymanza della verità dell’essere, dell’aletheia dell’essere quale struttura ontologica del sublyme della radura, del kairos, poiesis, ontopoiesis, ikona, imagine, imago, kaosmos e della loro destinanza. Anzi il sublyme della verità getta le fondamenta della sublymanza della destinanza dell’essere quale sentiero ininterrotto dell’essere che eventui ekstaticamente la gestell e la gegenstand, ma anche la physis del grund e dell’abgrund. Per l’epistemica classica o anche per l’ermeneutica quella destinanza appare come se fosse un non-evento, ma può essere un dis-evento, un evento che non c’è ma che creò l’evento dell’essere che si dis-oblia anche nell’assenza dell’epistemica quale dis-epistemè, giacchè dis-abissa l’essere dall’essere in essere per essere destinanza dell’essere che crea la physis o la dis-eventua dal dis-nulla o dal dis-niente. Quell’evento è dis-epistemico solo perché si dis-abissa aldilà dell’epistemica della tecnè o dell’esserci o del musagete giacché si dis-oblia sempre quale dis-ontica o dis-onteologica, ma anche quale dis-mito o dis-arte o dis-opera quale perenne dis-messa-in-sublymanza del sublyme o meglio quando il sublyme si dà alla contemplazione epistemica l’essere si dis-eventua quale dis-mittenza per non soccombere al nichilismo clonante cronologico. L’essere-sublyme si dis-istalla proprio quando si eventua giacchè si sottrae all’ontocronia del dicibile epistemico o ermeneutico o ontico o ontoteologico o onto-poietico: si dà alla physis quale dis-physis o meglio quale sublymanza non più della physis, e perciò appare inaudito, misterico, indicibile: l’essere del sublyme si dis-dice, disvela la sua dis-verità, dis-abissa la dis-aletheia, dis-oblia la destinanza nella dis-radura, nel dis-vuoto, nel dis-nulla. quell‘enigma trova una sua vivenza nell‘essere-per-la-morte del sublime, O essere-per-la-sublymanza-della-morte o essere per la dis-morte della dis-sublymità, o essere per la dis-sublymanza della dismorte quale morte del nulla o dismorte del disnulla. In quella essenza dell‘essere si eventua l‘ontologia del sublyme o la sua epigenesi E lì si svela anche l‘ontologia della poiesis o dell’ontopoiesis o della non-poesie quale epigenesi della tecnè-epistemica. Per tale destinanza l‘ontologia dell‘ikona dell‘essere nel mondo pare possa essere fondata sulla dis-gestell del non-essere o dall‘essere solo per la morte o dal nulla o dal disnulla quale disarte della dis-poiesis, ossia della poiesis della dismorte della dis-sublymanza: quale sublyme katatiko del dis-musagete che canta o compone il dis-mito delle dis-muse. Quell’ermeneutica eventua la destinanza ontologica della dis-ontica o dis-metafisica o dis-trascendenza o dis-ontologia dell‘immagine dell‘essere-nel-mondo, e quella dis-destinanza pare si possa fondare sull‘essere-nihilista o sul dis-essere dis-nihilista. Può l‘essere fondarsi sull‘anti-essere o sul dis-essere-nel-dis-mondo, E la sublymanza fondarsi sulla non-sublimità o la dis-sublymità o la poiesis sull‘a-poiesis, o sulla dispoiesis o sul disnulla o sul disniente o sulla dismorte della dis-sublymanza o sul dis-gestell o dis-grund o dis-radura o dis-lichtung, può l‘essere essere fondato dall‘anti-essere o dal disessere o dis-dasein o dis-esserci o dis-interesserci o dal disinteressere o dalla disverità o dalla disaletheia o dall‘essere-abissale o dall‘essere-nell‘abisso, abgrund che getta le fondamente e si getta quale fondatezza dell‘essere o del sublyme o della sublimità d‘essere l‘ikona dell‘essere-nella-mondità o della dis-sublymanza della disikona o della dis-imago o della dis-imagine, nel cosmo, nel discosmo, nel caos, nel discaos, nel kaosmos, nel dis-kaosmos? Forse un dis-mito ci può salvare, o un dis-dio che dis-viene quale sublymanza gettata dell’essere del dis-nulla. E‘ solo l‘essere a gettare le fondamenta della destinanza o della dis-destinanza dell‘esserci o la salvezza della disdestinanza del disesserci o disdasein trova l‘epigenesi nel mito o nel dismito ontoteologico-disontoteologico della bellezza-dis-bellezza simmetrica-disimmetrica quale misura che salverà la mondità dell‘esserci-disesserci-disdasein. L‘essere è gettato nel suo essere per la morte o per la dismorte del sublime o della dis-sublymanza: l‘essere-per-il-sublyme-dis-sublyme può salvare l‘arte-disarte nel suo declino verso l‘essere per la sua morte-dismorte, o simmetria-disimmetria o mito-dismito o bellezza-disbellezza. Solo così l‘essere ci può salvare. Ci salverà, dalle crisi della storia o dal mito riemergente dell‘antilogos o dall‘angoscia per la morte dell‘arte o dell‘arte per la morte o dell‘essere per la morte, o dal disesserci per la dismorte. O ci salverà dall‘essere-nella-temporalità-della-morte-dismorte o del disnulla-disniente. Ah il tempo quale ikona-disicona, imago-disimago della dis-ontodinamica dell‘essere che si disvela al mondo-dismondo nella spazialità-dispaziale immaginaria-disimmaginaria del sublyme-dis-sublyme. Arte immaginaria o immagine-disimmagine del quale ikona-disicona immaginaria dell‘essere mondità-dismondità che salverà l‘esserci-disesserci-disdasein solo se l‘essere salverà il sublyme quale ikona immaginaria-disimmaginaria dell‘essere o dell‘esserci-disesserci o disinteresserci o disinteressere....... essere per la salvezza dell‘essere significa essere per la salvezza del sublyme..... Il dio-disdio che non muore mai ma che dismuore sempre perché disviene nella sublymanza del dismusagete del dismito delle dismuse non fugge mai, giacchè disfugge, o meglio è sempre in fuga dall’essere-disessere per essere evento-disevento della mondità-dismondità, e mai tramonta dopo il tramonto del mondo-occidente giacchè è sempre al tramonto quale mito-dismito dell’essere che non c’è mai più, ma che è sempre di fronte quale fondale gegenstand-disgegenstand: il sublyme salverà l’essere o l’esserci-disesserci-disdasein così come salvò il mito-dismito delle muse-dismuse degli dei-disdei in fuga-disfuga. Solo il mito-dismito del sublyme può salvare il mito delle muse-dismuse della poiesis-dispoiesis o dell’autopoiesis-ontopoiesis, il sublyme è anche la salvezza del musagete-dismusagete, quale essere-divinità-disdivinità o esserci-disesserci-disdasein che si dà al sublyme o che dà al sublyme la fondatezza del mito-dismito. l’essere-musagete-dismusagete-disdasein che si dà al sublyme del gettare-disgettare l’ikona-disikona-dell’essere-nel-mondo-dismondo: disvela l’immagine-disimmagine della mondanità-dismondanità quale ontologia dello spazio-dispazio-tempo-distempo immaginario-disimmaginario da abitare-disabitare poeticamente, quale ontopoiesis-disontopoiesis, ed essere la creazione del sublyme dell’essere. il sentiero-disentiero ininterrotto-disinterrotto dell’ontologia poetante-dispoetante del sublyme quale disvelatezza dell’ontopoiesis-disontopoiesis, oltrechè dell’autopoiesis-disautopoiesis si eventuò-diseventuò nell’intermittenza-dismittenza del pensiero poetante dell’essere-musagete-dismusagete o nel pensiero-poetante-pensante quale ikona-disikona della gettanza-disgettanza dell’essere. Dopo un millenario oblio nella radura-disradura ove si eventuò-dieventuò l’inter-essere-disinteressere poetante dell’’essere-musagete-dismusagete la sua erranza-diserranza nel sublyme è giunta-disgiunta nel tempo-distempo della sua sublime-disublime metastabilità-distabilità, nella struttura-distruttura ontologica dell’ontopoiesis-disontopoiesis. L’evento-disevento sarà lì nella pregnanza della radura-disradura quale ikona-disikona dell’essere-musagete-dismusagete che si dà-disdà alla luce e che dà-disdà luce al sentiero-disentiero topologico-distopologico dell’essere immaginario-disimmaginario cosmico-discosmico. Quale radura-disradura vuota-disvuota e libera, sgombrata-disgombrata dalle scorie temporali e spirituali, si disvelerà sia nella tecnè-distecnè dell’autopoiesis-disautopoiesis, sia nella epistemè-disepistemè o nell‘ontologia epistemica-disepistemica, L’essere-musagete-dismusagete fonda-disfonda e dà-disdà senso-disenso alla sublymanza, quale sublime-disublime estasi-disestasi del pensiero-poetante-pensante della topologia-distopologia fluttuante-disfluttuante dell’interessere-disinteressere. l’oblio-disoblio si dis-oblia mentre intraprende-disintraprende il sentiero-disentiero interrotto-ininterrotto e ascolta-disascolta la visione-disvisione dell’ikona-disikona che parla-disparla tra gli interstizi dell’intermittenza-dismittenza dell’essere-poetante-dispoetante. Il sentiero-disentiero, il meta-odos-dis-odos-dismetaodos, che ha condotto l’essere-musagete-dismusagete verso la radura-disradura ama-disama kriptarsi-diskriptarsi nel sublyme........ è chiaro che l’evento-disevento dell’essere-sublyme disvleli la verità-disverità del paradigma-disparadigma dell’epistemica-disepistemica. Può esserci-disesserci una ontologia epistemica-disepistemica che eventui paradigmi-disparadigmi della verità-disverità? Nell’evento del sublyme il musagete-dismusagete evoca le dismuse del dismito degli dei-disdei, l’epistemè ha annichilito l’influenza dell’atetheia-disaletheia mitopoietica-dismitopoietica con intenzionalità assolute, totali, fondamentali, perciò la verità disepistemica può apparire stravagante. Ma una più attenta riflessione inerente l’ontologia degli eventi della physis-disphysis disvela l’indeterminatezza dei paradigmi-disparadigmi nelle dimensioni infinitesime prossime al vuoto quantista........ qui però si vorrà disvelare l’ontologia dis-epistemica del sublyme prima dell’evento della tecnè-epistemica e dell’evento-disevento della post-tecnè-disepistemica. Già aleggia nell’ontologia del presente l’evento-disevento della post-tecnica-disepistemè emergente dall’ontologia della matesis-distatesi dei modelli della physis-disphysis supersimmetrica-disimmetrica, ma nel sublyme il dis-evento-disepistemico si svela da sempre quale disaletheia della disphysis contemplata dal dismusagete dismitopoietico che non trema di fronte alla fuga degli dei-disdei. Il dismusagete non si sente abbandonato dalla fuga degli dei perché la disverità ontologica disepistemica si discopre quale disgegenstand, quale dis-fondale della radura-disradura ove si possa abitare-disabitare poeticamente senza la salvezza degli dei fuggitivi, ma con la cura delle muse-dismuse assentemente sempre presenti. Sarà la-sublymanza-disepistemica ad eventuare una nuova meta-epistemica o meglio a disvelare l’onto-epistemica dell’essere? Nessuno prima del presente ha disvelato la differenza ontologica dell’epistemè anche perché la matesis e la metafisica della physis hanno gettato l’oblio dell’epistemica, ma in origine si disvelò sia l’onto-epistemè che l’eu-epistemè della verità nell’essere-sublyme quale sublymanza del musagete-dismusagete in risonanza della disgettanza delle onto-morfie delle muse-dismuse: in quell’evento si discoprì la bellezza del sublime essere più vigente di quella manifesta, o meglio la bellezza dell’essere essere più ontomorfica di quella delle entità o della superentità o della mondità o dell’esserci. L’epistemè scelse la bellezza del mondo la dismittenza del sublyme si eventuò sempre più quale bellezza dell’essere: quella ontomorfia sarà contemplata e com-presa dall’ontoepistemica o dall’euepistemè. La differenza ontologica nell’epistemè discoprì l’eristica epistemica o l’isteresi epistemologica della loro destinanza: l’una si svelò quale erranza dell’altra, l’una gettò nell’oblio l’altra: la sublymanza si eventuò quale essere erranza dell’epistemè-tecnè, e l’epistemica si discoprì quale erranza dell’esserci del musagete contemplante solo le muse giacchè anche gli dei sono fuggiti. Si disvelò così l’erranza dell’essere nell’essere-sublyme l’oblio dell’essere nella tecnè-epistemica, ma quell’evento discoprì anche la diradanza dell’essere, dell’essere vuota nullità per l’epistemè e dell’essere vuota radura ove si possa abitare poeticamente anche quando la destinanza degli dei li porta alla fuga e le muse sono più libere nella loro disvelatezza delle risonanze musagetiche. Lì nella diradanza della radura-disradura si cura l’abisso dell’essere dis-diradanza ontomorfica com-presa solo con l’ontoepistemica o l’euepistemica dell’essere-sublymanza-della-dismittenza-del-sublyme. In quell’essere per la destinanza nella diradanza dell’essere si eventuò l’ontomorfia dell’essere per la verità o la morfogenesi dell’essere nella verità o essere per l’aletheia o essere nell’aletheia o essere-per-il-sublyme o essere-nel-sublyme più che esserci nella tecnè-epistemè. È l’increspatura ontologica della diradanza che disvela l’essere dall’oblio, dal suo essere stato un essere-nel nulla o un essere-nel-niente, o meglio l’essere stato compreso quale essere-del-nulla o essere-del-niente o solo essere dell’ente o della superentità. L’ikona dell’essere si dis-oblia dal suo essere-del-nihil o essere del nihilismo o essere per il nihilismo per disgettarsi quale ontoikona e ontomorfia dell’essere-nella-physis-dell’essere e perciò com-preso dall’ontoepistemica dell’essere sublymanza d’essere. La luce dell’essere si disvelò dal dis-oblio per essere com-presa quale divelanza della luce dell’essere, non del niente o del non-ente o dell’entità o dell’esserci o della tecnè-epistemica-ontica o della superentità ontoteologica. Anzi la fuga degli dei lasciò libertà d’essere alla diradanza dell’essere, alla risonanza delle muse, alla contemplanza del musagete, ma soprattutto lasciò alla destinanza dell’essere di essere nella libertà o di essere per la libertà della dismittenza del sublyme quale ontomorfia-compresa-dall’ontoepistemica o epistemè ontologica dell’imagine dell’essere nella radura o l’ikona dell’essere nella diradanza quale imago dell’essere-radura-disradura o ontikona dell’essere-diradanza-disdiradanza. Quella sua gestell o struttura ontomorfica si dis-oblia per essere nella physis, per essere della physis dell’essere ed essere al mondo quale essere-sublymità dall’essere che si getta nel suo mondo ontologico prima d’essere mondità ontoepistemica o mondanità dell’epistemè-tecnè. È la singolarità della luce sublime della diradanza che si dis-oblia o si dis-abissa, quale ontomorfia dell’ikona dell’essere-sublyme della morphysis, della morfogenesi della physis, dell’ontogenesi dell’essere-physis da contemplare e com-prendere con l’ontoepistemè del sublyme: la luccicanza della vuova diradanza che si dà, si getta quale sacra luce misterica dell’essere-sublymanza dall’essere-sublyme, quale immagine in essere dell’imagine dell’essere o ikona dell’essere o imagine per l’essere o imago dall’essere o imagine sull’essere-in-essere-compresa-dall’essere: epistemè in essere dell’essere epistemica dell’essere o ontoepistemica dell’essere-sublyme quale essere oltre il nulla, oltre il niente, oltre il non-ente, oltre l’entità, oltre la morte dell’esserci, oltre il nihilismo della tecnè-epistemica, al di là del tempo, essere aldilà, essere l’aldilà, essere nell’aldilà, essere per l’aldilà: essere la poiesis, essere nella poiesis, essere della poiesis. Solo così l’essere non è più una delle tante storie del nulla o del niente o del non-ente come ci hanno tramandato gli epistemici, ma si disvela quale storia in essere dell’essere-sublyme ad immagine dell’essere, o dell’immaginario dell’essere quale ontologia immaginaria o ontoepistemica immaginaria, aldilà del vuoto ontologico. È il dis-oblio della destinanza dell’essere poetante che disvela, contempla e com-prende la physis poetante, la libertà poetante, la mitopoiesis poetante, l’arte poetante della verità poetante o della aletheia poetante, l’ontomorfia poetante, pensiero poetante dell’essere-sublyme quale intermittenza dell’essere e mai più intermittenza del nulla. In origine la dismittenza-intermittenza del’essere si dis-oblia quale intermittenza del vuoto, della radura vuota, sgombrata, della diradanza che si increspa da sé e che si dà, si getta quale intermittenza dell’esserci o dismittenza-intermittenza del musagete-dismusagete o ex-stasi ontologica o estasi ontoepistemica che com-prende la risonanza delle muse-dismuse anche quando gli dei sono in fuga-disfuga dalla physis e dall’aldilà, dalla spazialità e dall’ontocronia............. si disvela così l’essere in estasi dell’essere, quale ontologia dell’estasi dell’essere-sublime dell’estasi-sublime-dell’essere. È l’eventuarsi dal nulla, dalla radura vuota e libera, dalla diradanza della disgettanza estatica sub-lime dell’essere-sublymanza-dall’essere-ad-imagine-dell’essere ontomorfia che si decripta dopo essere stato kriptato nel nulla, nel niente, nel non-ente, nelle entità, nelle superentità ontoteologiche. Fin allora l’essere fu assentemente presente quale niente o quale nulla ove abita l’essere kriptato, obliato: il nulla quale esserci kriptato, il nulla quale evento kriptato dell’essere. Il dis-oblio dell’essere-sublyme o si eventua quale autoevento imaginario della dismittenza-intermittente dell’estasi dell’essere-in-essere singolarità imaginaria dell’ontogenesi ontomorfica dell’ontikona. L’essere che è sempre e c’è sempre e mai diviene o s-viene o dis-viene o interviene o previene o conviene o avviene o perviene, si dà, si getta, si dis-abissa, si dis-oblia quale sublyme in essere nella sublymanza in risonanza dell’essere-in-estasi-immaginaria. La sublymanza è l’estasi ex-statica dell’essere imaginario, dell’essere poetante che contempla l’estasi dell’essere e com-prende l’ikona del dis-oblio, della de-criptanza dell’essere, della decostruzione del nulla, del niente-oblio, dell’entità ontica, delle superentità ontoteologiche: lì ove l’essere si kripta lì si dekripta, lì ove la verità dell’essere si è kriptata, lì si decripta quale essere-in-verità o essere-la-verità-dell’essere-sublyme, o essere-la-disvelatezza-dell’essere-sublyme-che-si-dà quale sublyme-che-si-eventui dall’essere che eventua la verità dell’essere come essere-sublyme. Nell'eventuare il sublyme l’essere libera dalle entità-tecnè l’ikona della disvelatezza dell’aletheia della physis-sublyme..... L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse.................................................................................................................................................................................................... L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte................................................................................................................................................................................................. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere................................................................................................................................................................................................... Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità....................................................................................................................................................................................................... Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è...........Mithos: è la Gestell dell’Essere animato che ci viene in-contro, non quella metafisica, o etica, epistemica, ma quella metastabilità che annienta il Kaos, il nulla, il niente oltrechè l’Esserci preesistente, per fondare la Topologia del “mithos” dal nulla, dall’invisibile, dall’inaudito, dal vuoto cosmico.......................................................................................................................................................................................................................................................................................... La Topologia dell’Essere “mithos” che ci in-contra abita mistericamente il fondamento dell’Esser animato, dell’Esserci della vivenza del mondo: abita la stabilità della Gestell quale venire in-contro della presenza che ci in-contra nell’Essenza dell’Essere............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... La stabilità dell’Esser animato è la storia mitika del “mithos” quale controkaos e risonanza che ci presenta davanti di fronte al Kaos per Essere Gestell topologica della radura, del vuoto dell’invisibile, dell’indicibile, dell’inaudito: la storia del “mithos” è la storia dell’Esser di fronte al Kaos, quale Essere animato che ci viene in-contro e che si in-contra nella essenza della vivenza, dell’Esserci, della mondità........................................................................................................................................................................................................................................................................................................ La storia del “mithos” è la storia sia mitika della metastabilità dell’Esser animato che si presenta, si eventua, ci in-contra nella fondatezza dell’Essere, dell’Esserci quale vivenza, del mondo, dell’Essere aldilà....................................................................................................................................................................................................................................................................................................... Il Metaodoseyn è il sentiero ininterrotto del Gegenseyn: eterno ritorno della risonanza dell’Essere che ci viene in-contro, e che si getta alla presenza dell’Essere che si in-contra di fronte, dinnanzi, quale evento dell’Essere animato......Kaos, the null............................................ one, the nothing ............... Is to us preesistente, in order to found the Topology of ................. from the null one, the invisibile, the inaudito one, empty cosmic the .......................................................................................................................................................................................................................................................................................... The Topology of the Being .............................................that it meets to us inhabits the foundation mistericamente of is animated, of Is us of the vivenza of the world: it inhabits the stability of the Gestell which to come encounter of the presence that meets us in the Essence of the Being ............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... The stability of is animated is the history mitika ............................which controkaos and resonance that introduces to us of forehead of the Kaos for Being topologica Gestell of the glade, of the empty one of the invisibile, the inexpressibile one, of the inaudito one: the history ................................................................................................is the history of Is of forehead to the Kaos, which to be animated that encounter comes us and that is met in the essence of the vivenza, of Is to us, of the mondità ........................................................................................................................................................................................................................................................................................................ The history of ......................................................... is the history is mitika of the metastabilità of is animated that it is introduced, eventua, meets to us in the fondatezza of the Being, of Is to us which vivenza, of the world, the Being afterlife ....................................................................................................................................................................................................................................................................................................... The Metaodoseyn is the uninterrupted path of the Gegenseyn: eternal return of resonance of Being that us comes encounter, and that it is thrown to the presence of the Being that is met of forehead, dinnanzi, which event.............................................................................................................................................. or the mitopoietici or the idola burns to you from the ikonoclastia mondana for dismettere, to put in work the art of the creativity of the being in being ikonapoiesis, the art of the' incessant............ creation of of which the art of the being that the work of art of the onto-resonance of the imaginaria dis-appearance throws in the mondità poetante, which always creates-discrea the ikonapoiesis-post-ikonoclastia of the king-existence, king-surrezione, eventual of of that they come from the null one, ofthe eternal return of the escape-escaped goddesses-disdei you................................................................................................................................................................................................. It is the ikonapoiesis-post-ikonoclasta that it is given which be-art-del-sacred-to be, of be-divine-being, of the mitopoiesis of the dis-appearance-post-appearance of the goddesses-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica of the art work that disvela which ontovisione of the truth of the be-art-sacred one............................................................................................................ Of they have abandoned the mondana appearance in order to divinely inhabit the single myth post-ikonoclasta for being mitopoiesis archaeological, but they do not have more soggiornato in the glade-diradanza of the being: them in the abyss-disabisso of the empty spazialità where the being eventua in order to inhabit the mondità not is the presence-absence, neither the appearance-dis-appearance of the escape-escaped goddesses-disdei you, but only the ontopoiesis or ikonapoiesis-post-ikonoclasta of the ontosonanza-ontovisiva of the being.............................................................................................................................................................................................. For such events ...........................................................................................................the being does not feel itself abandoned, does not perceive the appearance-dis-appearance of the abandonment, indeed the being lets or leaves that of they abandon the mondità in order to shelter itself in the myth-post-ikonoclasta, neither reveals itself soccombente dinnanzi to the catastrophic....................................................................................... and decostruente fury of the ikonoclastia mythical of the appearance of the agency-sacred one, indeed he is indifferent of forehead to the events of the nihilismo-ikonoclasta put into effect from the tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè its ikonopoiesis-post-iconoclasta is given, eventua on ashes of the events-ikonoclasti-mitoclasti of the entity-sacredones or the mondanità . .........................................................................................................................................................................................................................................................................................The being ikonapoiesis-post-ikonoclastia of the mitopoiesis-post-iconoclasta eventua also when of they are passings, or their appearance is dis-appearance, or is escaped-disfuggiti dinnanzi to the will of power iconoclasta or mitoclasta of the ontoteologica technique, or theirs escape-disfuga-dyseskape......................... .....................................................................................................................................................................................................................................................................................sacro essere! turbato... ho..... l’aurea.... sua divina quiete, e del più occulto, più criptato....più nascosto...più dimenticato...in oblio..... Più cupo dolore della vita....della vivenza...dell'esserci.... Molto appreso ha lei da me....o com-preso ....appreso....nell'apprensiva attesa dell'evento...che c'è...ma mai si svela, appare, si dà....Dimentica, perdona! Come le nuvole ....leggere nella loro pesantezza...dense di tempeste e tifoni e pioggia e lacrime e sogni e incubi..e angosce....Davanti alla placida luna io passo, e a splendere tranquilla riprenda..... Di sua bellezza, o dolce luce! ...o dolce morte ...o dolce evento del nulla...o dolce assenza dell'essere .......................................oh non gridare invano....tanto gli astri sono tutti folli....oggi ti dicono che potrai trovare i tuoi sogni nel cassetto, domani nel letto e un altro giorno ancora non si sa dove o si speri o si spara....................................................................................................................attenda pure un altro anno, tanto dovrà arrivare ancora con lingue piene di vento e la chioma nera e china e bianca...come l'alba.........................................................................................................ah ci sono giorni in cui la sera non arrivi mai e il tramonto duri il tempo infinito che serve per morire, nascere e rivivere in altri luoghi, in altri mari, in altri universi....senza sentirsi persi, né tremanti di gioia o di paura, ma solo vuoti....soli....come il sole nella radura della foresta nera, nel cuore del continente più antico d'ansie e di timori....come quando pare che non ci sia più niente da fare per restare ancora in vita...................................................................................................................................................................................................oh non mi sogni più con la gioia del cuore e il sorriso perso per strada mentre si cercavano le viole. Non è ancora giunto il tempo in cui la notte avrà lasciato le sue spoglie alle stelle e vestirà la corolla con i fiori roridi di pianto. ................................................................................................... No , non mi sento stanco: è solo il soffio della vita che mi lascia.....accompagna la notte con il dolore della morte e al mattino fugge via ....con la velocità dei sogni.......onde fuggitive..............................................oh lei mi spinge oltre quel tempo della vita mortale, lì ove le onde fuggitive e stanche varcano le soglie dei sogni e sostano un istante infinito per contemplare le bellezze lunari...l-un-a-ti-ke? Oh si lasci guardare...è bella solo come il sole all'alba ....che non guardo mai, perchè mi piace di più sognare il sole tramontante, con i suoi raggi ultraviolentiviola che volano da qui a lì senza il timore delle distanze o degli ostacoli o delle remore o dei dinieghi o delle maldicenze o delle fatture magiche o tragiche o sadiche....sadomasy? massì..ma che sia solo virtuale. Lei farò soffrire..ci ri-penserà ...si dà? si darà ? si sottrae...si kripta...eh...si dekrypta...si vela e si disvela...è la verità bellezza...la legge dura della dolcezza del sublime....un nobile fenomeno della seducenza astrale...le stelle son lì solo per farsi...con-templare.....guai a chi pro-getti la prossimità nella loro intimità ....ikaro-docet...caro....karo? non mi ha mai chiamato così cara....kara? ecco sarà più cara delle stelle...anzi la più cara delle stars...così la finirà ...di farsi del male da soli...soli? sì, sì...lei e tutti quei maledetti genii che abitano il suo corpo...così parlò prima del diluvio universale....niente male...aldilà delle stelle e non solo quelle....ma di sola bellezza non si salva il mondo.... Oh..non è¨ così? Oh si lasci amare...è dolce come il mare salato...ma di dolcezza si vive una sola volta....Oh...ci regali un sogno...vuoto come la grazia pregnante dell'universo denso d'incubi e di orrorose tragicità.....Oh si faccia spogliare per irradiare l'intermittenza aurorale del miraggio boreale quale brillanza astrale, ma di luci soffuse e terse si può anche perire o svenire, o sbranare dall'eroina versus semidei...Ohh..oh si lasci affondare... è sublime come le stelle, ma quelle non se ne stanno lì a guardare: son fisse, mai fesse, ma fissate...replicanti, klonanti la medesima melodia armoniosa e tediosa mormorante: domani....domani? sì, sissì ....domani...potrà annegare o volare, o morire o soffrire ....ma non mi lasciare....non mi lasci mai più....le stelle amano essere viste a distanza siderale...guai a toccare il fondale universale, si può s-pro-fondare nell'abisso, senza mai più tornare tra l'aurora e l'infinito...finito? è già tutto irreversibilmente terminale? Oohh...non mi lasciare....non mi lasci più, anzi si lasci attraversare senza fiatare, come già si lasciano oltrepassare i suoi occhi dalle intermittenze delle desideranze....ke danze...con il sorriso sornione della perfida albione, appena baciata dalla fortuna bendata, anzi cieca come la sua anima dis-animata, che corre e fugge via, per non tornare mai alla deriva...strane onde fuggenti...saranno le superonde della stranezza...che spezzano e frantumano la spazialità -temporale...ma così difficili da catturare dai sincrotoni superquantici? Quanti quanti ancora? Chissà....è l'indeterminatezza della stranezza bellezza...........................................................................................................................................................................................................................................................................….c’è un’ontosonanza e un ontovisione o una onto-risonanza o un onto-previsione ontoepistemica dell’essere-arte-disarte-dell’ikona-dell’essere delle muse-dismuse abbandonate, ma mai fuggenti, dagli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi. Quella ontosonanza e ontovisione-disvisione si eventua alla presenza ontoepistemica del musagete-dismusagete in estatica con-templatezza della ontorisonanza-ontoprevisione delle muse-dismuse-attanziali e seducenti, anzi ontoattanti e introducenti l’ontoducenza della destinanza dell’essere-arte-dell’essere e giammai arte dell’ente o del non-ente o del niente o del nulla: giacchè lì si eventua l’ontovisione dell’essere, la visione ontologica dell’esser-arte, la risonanza ontologica dell’aletheia dell’essere compresa solo dall’ontorisonanza del musagete mitico-dismitico-ontopoietico. L’epistemica o l’ontica o l’ontoteologia negano l’evidenza di quella comprensione, negano l’esistenza dell’ontovisione e ontosonanza dell’essere, giacchè per loro l’unica visione possibile è quella della mondità: la visione della mondanità è la sola realtà plausibile, anche nella visione clonante dei mondi possibili virtuali o immaginari: esiste per loro l’unica visione del mondo senza l’essere senza essere o esserci alterità, ma la messa-dismessa in opera della verità nell’esser-arte ci svela l’esistenza della visione dell’essere, dell’interesserci, dell’interessere-disinteressere. La visione della mondità vuota giacchè gli dei sono fuggiti è una visione della vivenza dis-ontoteologica e perciò onto-visione dell’esserci del musagete in ontosonanza con le muse-dismuse senza più dei-disdei fuggenti-disfuggenti. Ma gli dei-disdei fuggitivi-disfuggitivi non portano con sé la verità dell’essere o il canto dell’essere o l’ikona dell’essere o la poiesis dell’essere o il mito dell’essere o la gestell dell’essere, anzi quelle varietà dell’essere si sottraggono, non fuggono insieme agli dei, ma soggiornano poeticamente con le muse-dismuse in ontosonanza con la vivenza del musagete-dismusagete che cura la verità dell’essere giammai fuggita attraverso l’onto-visione dell’essere opera d’arte mai fuggita con gli dei, ma che continua ad abitare poeticamente la radura-disradura dell’essere. Gli dei sono fuggiti dal mondo, dalla verità, dal mito, dall’epistemè, dall’esserci, dalle ikone, giammai sono fuggenti dall’essere, giacchè l’essere è indifferente di fronte all’evento della fuga-disfuga degli dei-disdei e non si lascia influenzare dalla loro fuga, infatti gli dei non sono fuggiti e mai possono fuggire dall’essere. Anzi l’essere non fugge mai dal mondo e men che mai dal mondo degli dei o dagli stessi dei-disdei, giacchè l’essere fonda il mondo e la mondità degli dei in fuga-disfuga. Tant’è che con la sua ontovisione-ontosonanza-ontopoetante imaginaria si dà e dà alla luce o si dà e dà al mondo gli dei classici o mitici o ontoteologici o eventuali o morti-risorti o immaginari, si dà e si lascia fuggire gli dei ematopoietici o si lascia sfuggire gli dei-disdei in fuga-disfuga, ma mette in opera, dismette, crea l’attanza intermittente della messa in opera dell’essere arte della creatività dell’essere-sacro, dell’essere-divino, dell’essere il dio-infuga-disfuga dal mondo e dal mito e dalla verità epistemica-disepistemica. L’essere si getta, si dà, disgetta nella mondità l’opera d’arte dell’ontorisonanza-ontovisione-ontopoetante-ontoimaginaria che crea l’ontologia mitopoietica dell’evento post-mortem del divino, dell’evento del dio-che-viene-dal-nulla, dell’eterno ritorno degli dei fuggenti-disfuggenti, qui s’eventua l’ikonopoiesis o l’ikonopoietica dell’essere che si dà quale essere-del-sacro, essere-del-divino, essere-della-mitopoiesis degli dei-disdei in fuga-disfuga nel loro eterno ritorno nell’opera d’arte del musagete-dismusagete. È la dis-apparenza dell’apparenza, il venire alla luce dell’essere che non c’era più, o che si kriptò nell’opera d’arte, per esserci aldilà dell’apparenza epistemica, quale dis-apparenza ontologica dell’ikonapoiesis dell’essere nella sua qualità d’essere arte che consente l’ontovisione dell’essere. Gli dei-disdei fuggenti-disfuggenti o fuggitivi-disfuggitivi sono fuggiti dalla mondità e forse anche dalla mondanità, ma mai sono fuggiti-fuggenti dall’essere, giacchè l’essere non si lascia sfuggire gli dei e gli dei non possono fuggire dal loro essere e forse neanche dal loro esserci: l’essere non fugge né dagli dei, né dalla mondità sacra degli dei, né dalla physis degli dei, né dalla gestell o gegenstand divina, né dalla comprensione epistemica o ermeneutica o mitopoietica o epistemologica degli dei fuggenti-fuggitivi-abbandonanti l’esserci del musagete. Anzi è l’essere che fonda e getta il mondo-degli-dei-disdei, si dà per dare alla luce l’ikonapoiesis trascendente l’ikonoclastia dell’apparenza divina fuggente-disfuggente, lascia fuggire gli dei classici o mitopoietici o gli idola bruciati dall’ikonoclastia mondana per dismettere, mettere in opera l’arte della creatività dell’essere in essere ikonapoiesis, l’arte dell’incessante creazione degli dei quale arte dell’essere che getta nella mondità l’opera d’arte dell’onto-risonanza della dis-apparenza poetante imaginaria, la quale sempre crea-discrea l’ikonapoiesis-post-ikonoclastia della re-esistenza, re-surrezione, eventuale degli dei che vengono dal nulla, dell’eterno ritorno degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi. È l’ikonapoiesis-post-ikonoclasta che si dà quale essere-arte-del-sacro-essere, dell’essere-divino-essere, della mitopoiesis della dis-apparenza-post-apparenza degli dei-disdei-post-ikonoclastia-ikonopoitica dell’opera d’arte che si disvela quale ontovisione della verità dell’essere-arte-sacra. Gli dei hanno abbandonato l’apparenza mondana per abitare divinamente il mito post-ikonoclasta per essere solo mitopoiesis archeologica, ma non hanno più soggiornato nella radura-diradanza dell’essere: lì nell’abisso-disabisso della spazialità vuota ove l’essere si eventua per abitare la mondità non c’è la presenza-assenza, né l’apparenza-dis-apparenza degli dei-disdei fuggenti-fuggitivi, ma solo l’ontopoiesis o ikonapoiesis-post-ikonoclasta dell’ontosonanza-ontovisiva dell’essere. Per tali eventi l’essere non si sente abbandonato, non avverte l’apparenza-dis-apparenza dell’abbandono, anzi si lascia o lascia che dei abbandonino la mondità per rifugiarsi nel mito-post-ikonoclasta, né l’essere si rivela soccombente dinnanzi alla furia catastrofica e decostruente dell’ikonoclastia mitica dell’apparenza dell’ente-sacro, anzi è indifferente di fronte agli eventi del nihilismo-ikonoclasta attuato dalla tecnè-epistemica-mitoklastica, giacchè la sua ikonopoiesis-post-iconoclasta si dà, si eventua sulle ceneri degli eventi-ikonoclasti-mitoclasti delle entità-sacre-mondane o della mondanità. L’essere ikonapoiesis-post-ikonoclastia della mitopoiesis-post-iconoclasta si eventua anche quando gli dei sono scomparsi, o la loro apparenza è dis-apparenza, o sono fuggiti-disfuggiti dinnanzi alla volontà di potenza iconoclasta o mitoclasta della tecnica ontoteologica, o la loro fuga-disfuga sia approdata nel regno del mito per sottrarsi alla furia decostruttrice dell’iconoclastia o mitoclastia dell’epistemè-tecnè, anche dopo tutti quei possibili e plausibili eventi ed anche quando l’essenza del sacro e del divino si presenti nell’apparenza-dis-apparenza dell’eterno ritorno dell’ikonoclastia o della mitoclastia, anche allora l’essere si dis-oblia con indifferenza nella ikonapoiesis-post-iconoclastia, nell’ontosonanza dell’onto-apparenza-dis-apparenza, nell’ontovisione delle muse-dismuse dell’essere e dell’interessere, della mitopoiesis-post-mitoklastia per soggiornare quale essere-opera-d’arte del musagete-dismusagete e per eventuarsi quale verità ikonopoietica-post-iconoclasta dell’essere, quale aletheia-disaletheia dell’ikonapoiesis-post-iconoclasta della messa in opera dell’esser-arte o della dismessa ikonopoietica-post-ikonoclastica dell’opera d’arte dell’essere. Per tali e tanti eventi ontologici o per tale destinanza-post-mito-iconoclasta anche quando l’opera d’arte è abbandonata dagli dei-disdei in fuga-disfuga per apparenza-destinanza iconoclasta o mitoclasta o ontoteologica o epistemica, l’essere non si cura o è indifferente o cura la sua passione per l’indifferenza per quella fuga-disfuga e quindi mai abbandona la verità ontologica dell’opera d’arte, giacchè la sua ikonapoiesis-post-iconoclasta non è mai scalfita dal nihilismo dell’iconoclastia-mitoclastia epistemica della tecnè dell’apparenza ontica e mondana. Anche quando l’opera d’arte viene decostruita dalla tecnica-epistemica-ikonoclasta-mitoclasta la sua ikonapoiesis si eventua nell’erranza dell’ontosonanza e nell’ontovisione ematopoietica dell’ontopoiesis o imagopoiesis dell’aletheiapoiesis: giacchè è l’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis della mitopoiesis che si eventua nella gestell dell’opera d’arte, anche quando gli dei-disdei ontoteologici sono fuggiti-disfuggiti e l’arte fu ed è stata preda dell’ikonoclastia e mitoclastia della tecnica-epistemica ontica e mondana. Anzi proprio quando impera nell’arte e nella pro-gettualità la tecnè-epistemica-virtuale-ikonoclasta sopratutti allora si dà, c’è, ilya, l’eterno ritorno dell’aletheiapoiesis nella sua ontosonanza-ontovisiva-ontoprogettuale-post-ikonklasta del musagete-postmitoklasta contemplante l’ikonopoiesis delle muse-dismuse-postmuseklaste ontopoietiche-postmitoklaste e mitopoietiche-postikonoklaste. L’ikonapoiesis dell’aletheiapoiesis è quella che resta-invisible, disapparenza-della-apparenza, è l’esserci-mai-visto, mai-visibile, mai-udibile, mai-dicibile di fronte alla furia nihilista dell’ikonoclastia e mitoclastia evidente dopo la fuga ontoteologica degli dei-disdei o dinnanzi all’imperativo della volontà di potenza della tecnè-epistemica-iconoclasta-mitoclasta: lì nell’epoca della sua morte irreversibile c’è il suo eterno ritorno, lì ove si celebra la sua assenza ontoteologica c’è la sua presenza ontologica-postepistemica-post-tecnè. L’ontologia della verità dell’opera d’arte lì si eventua, lì nella prossimità-disallontanante o nella disallontananza-prossimante, lì nel vuoto kaos-kosmico lasciato in eredità dagli dei fuggitivi-fuggenti, lì nella radura-diradanza si dà quale gestell-postikonoklasta-che-resta-invisibile-inaudita-indicibile, mai-vista, mai-sentita, mai-detta, ontovisione mai-visibile allo sguardo paradigmatico ontoteologico ed epistemico, ontosonanza mai prima d’allora risuonante che si discopre solo alla presenza della con-temperanza del musagete-postmitoklasta e postikonoklasta-ontopoietico dell’aletheiapoiesis ikonopoietica delle muse-postmuse. L’ikonapoiesis custodisce l’enigma dell’opera d’arte, cura e krypta l’indicibile dell’esser-arte, svela alla mondità e all’esserci l’evento dell’esser-creata-arte del musagete-sempre-postepistemico-postikonoclasta-postmitoclasta-postmuse che getta e progetta l’aldilà in con-temperanza dell’ontovisione delle muse-dismuse-postmuse-dell’essere, dell’interesserci-postinteresserci, dell’interessere-postinteressere: o con più pregnanza all’essere-che-resta-invisibile o all’essere-che-resta-inaudito o all’essere-che-resta-indicibile o che fin allora era-invisibile, era-inaudito, era-indicibile, e che si disveli lì ed aldilà in essere che si eventui nell’ontosonanza e ontovisione dell’ontikona o nell’ikonapoiesis o nell’imagopoetante dell’essere musa delle post-muse-in-essere-create dall’arte. Lì in quell’essere-per-la-fine dell’arte o con-figura-disfigura-postfigura delle configurazioni postikonoklaste o in quell’essere-per-la-fine-dell’essere che è ancora invisibile-inaudito-indicibile-abissale-kaosmico si disveli l’evento dell’essere per la fine della morte o dell’essere per la fine della morte-dell’arte quale ikonapoetante dell’essere per la vivenza dell’essere o dell’essere per la vivenza dell’esser-arte-postikonoklasta-post-mitoklasta o dell’essere per la vivenza dell’opera d’arte post-muse o dell’essere per la vivenza della verità nella messa in opera dell’essere arte del musagete-postmitoklasta in contemplanza delle muse-dismuse-postmuse dell’essere. Lì si dà l’evento della com-prensione dell’essere quale ontoepistemica dell’essere-verità-dell’arte, lì si getta il pro-getto ontologico dell’ikonapoiesis-postikonoklasta-postmitoklasta dell’essere-arte-della-verità-dell’essere, dell’essere-arte-dell’aletheia-dell’essere, dell’essere-arte-della-disvelanza-dell’essere. È il pro-getto ontologico dell’essere che si eventui quando gli dei-disdei abbandonano la mondità e la mondanità e l’esserci e l’essere nel mondo per fuggire-disfuggire nel mito o nell’iconoclastia, lì nel medesimo istante l’essere abbandonato dagli dei abbandona gli dei alla loro destinanza ontopoietica per lasciare libertà d’essere alla disvelatezza dell’origine dell’opera d’arte, per essere solo arte dell’essere e mai più solo arte contemplante gli dei in fuga-disfuga ontoteologici, iconoclasti, idola della mondanità. Lì l’essere abbandona gli dei ed è abbandonato dagli dei, ma in quella diradanza vuota, in quella radura-diradanza s’eventua il progetto ontologico dell’essere arte dell’essere: l’arte consente l’onto-visione e l’ontosonanza dell’essere, quale ontologia dell’arte dell’essere-che-mai-non-c’è, ma che c’è sempre e sempre ci sarà

il video: ontology-ikonex ontologia dell'opera-arte http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=3722800952699170506&hl=it _________________ the Being animated in the sacred field of "mithos" that it creates the history of "mithos" and the image of the history of It are to us total of the kosmo: the history mitika of the Physis....tempo immaginario consente di svelare l'ontologia della memoria dell'essere e

dell'interessere. l'ikona che si dà alla memoria ontologica disvela la temporalità immaginaria dell'essere che si getta ne lla mondità e mondanità per eventuare l'ontologia del tempo perso o ritrovato. l'essere si rivela nell'ontologia della luce gotica ed eventua la mondità immaginaria dell'estetica dell'essere animato che si dà all'essere senza senso, senza tempo. l'ontologia della memoria eventua la mondità dell'interesserci senza cronologie nè kairologie. è il mito che si dà quale evento dell'essere per creare l'ontologia della poiesis..... ermeneutica sublime. Eraclito svelò la verità sublime nel logos, benché la verità sublime eterna, non la si comprenda mai, né prima di udirla né dopo: è la legge del mondo, svelò, ma si è ignari da svegli, così come nei sogni sublimi, tale verità riflette la physis sublime in ogni ente, quale stabilità della physis-archê ontologica, ma non c'è risonanza anche se si ascolta: sì è presenti, ma assenti. Sublime è il pensiero, è l' ascolto della risonanza dinamica della physis sublime che raccolga l’intima natura della physis kryptata, giacchè ama nascondersi. E si dà o si eventua solo nella dynamis sublime. Si dovrà sapere che la guerra è sublime, e che la giustizia è contesa sublime, tutto avviene nella sublime contesa o eristica sublime. Polemos sublime o l'eristica dinamica della physis sublime è l'ontogenesi che rivela la fenomenica degli dei e l'ontologia della libertà dell'esserci, quale fondamento della mondità eleusina. Eraclito svelò la dinamica sublime dell'eristica in accordo o in discordanze discordi, quale bellissima e sublime armonia, concorde pur discordando: armonia sublime di tensioni contrastanti, come nell’arco e nella lira: questi infatti trasformandosi sono quelli, e quelli a loro volta, trasformandosi, sono la dynamis sublime, concorde e discorde, armonica e disarmonica, dinamica sublime ontologica-cosmologica che svela la struttura ontologica della dinamica sublime cosmica; il suo apparente caos trova nella singolorità sublime la dinamica strutturale latente, profonda, invisibile: l’armonia sublime invisibile è più pregnante o ontologica della visibile. La via in su e la via in giù sono identiche o invarianti nella dynamis sublime ontologica, così come è sempre lo stesso sia il principio e sia la fine nella sfera. Quella dynamis sublime del mondo è la stessa per tutti, non c'è né una per gli dei né una per gli esseri animati o inanimati, ma c'è sempre stata ed è e sarà fuoco vivo in eterno, che al tempo sublime si accenda e al tempo si spenga. Dinamica sublime reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, con l’oro e dell’oro. Mutamenti sublimi dinamici del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra, l’altra soffio kosmico della dynamis o cosmogonia della physis sublime. Il kosmos dinamico sublime è la physis sublime che si dà, si eventua in una propria sublime dinamica strutturalmente stabile, si rivela in dynamis sublime della physis-archê sublime , interpretate come sublimi metamorfosi fenomeniche dell' ontogenesi dinamica abissale : come sono gli insondabili confini sublimi dell’anima. Eraclito svelò così gli inesauribili movimenti dell'essere dell'ente, quale dynamis della physis sublime cosmica, quale struttura ontologica della bellezza-sublime della divinità o assolutezza dell'armonia fenomenica così interpretata nell'ermeneutica eristica della dynamis sublime: le fanciulle lungo la via che appartiene alla divinità, con il proprio desiderio sublime si inoltrano nella Notte verso la luce. Alla porta dei sentieri della Notte e del Giorno le fanciulle persuadono Dikê nel consentire il passaggio sublime, per la strada maestra che porta, infine, alla sublime dea o Verità sublime, la quale svela la sublime rivelazione: o sublime che giungi, rallegrati, poiché una sorte sublime ti ha condotto a percorrere il sentiero sublime. La divinità sublime parmenidea è rivelazione della Verità sublime. Le qualità dinamiche dalla dea sublime della Verità o della Alêtheia sublime si svelano nella sua ontologica disvelatezza della dinamica sublime. La dea è ciò che si manifesta, si dà o si eventua nella dynamis sublime. Essere è pensare la dinamica sublime: quali siano le vie di ricerca sublimi......................in luce con il tramonto senza mai più coniugare essere e nulla, o la follia dell' essere in interagenza con il non-essere. Eraclito dissolve quell'eristica fenomenica o epistemica nella relatività dinamica della physis sublime che si dà alla luce e non si disvela, come la dea aleteia dell’essere sublime: è l’essere sublime, senza fine, perché è ora insieme tutta transquantika sublime, singolarità dinamica sublime. Quale è l' origine della dynamis sublime o transdynamica transublime? Dal non-essere o dal nulla non è consentito né dirlo né pensarlo, perché non è possibile né dire né pensare che non sia la dynamis sublime dell'esserci. Quale eventualità lo avrebbe mai costretto a nascere, dopo o prima, se derivasse dal nulla? Perciò è fenomeno che sia , o non sia per nulla. E' dall’essere dynamis sublime che insorgerà la certezza insorgente e soggiornante senza fine e senza eclisse, e che sia in relatività alla disvelatezza ed all'oblio: né il nascere né il perire consentì: l’essere si stringe con l’essere, è senza principio e senza fine. Lo stesso è il pensare, è il pensiero, perché senza l’essere nel quale si eventui, non c'è il pensare: nient’altro o è o sarà all’infuori dell’essere: la dynamis sublime dell'esserci è nascere e perire, essere e non-essere, o insorgere o soggiornare nel sublime o kronodinamica o transdinamica transublime: da ogni parte dynamis sublime, o nell'apeiron sublime. L’essere sublime è senza fine: non potrebbe sorgere dal nulla né passare nel nulla; è singolarità dinamica sublime indivisibile, disvelanza della dea della disvelatezza sublime: tra l’essere e il nulla, non rimane che un sentiero dinamico disvelante la physis sublime o la transphysis dell’esserci sublime. La dynamis sublime c'è , si dà, si eventua: come può il non-essere viceversa determinare ciò che è? L’assoluta assenza della dynamis sublime non si svela che nell'abissalità sublime kryptante: ex nihilo nihil , l’eventualità di una transgenesi sublime del nulla dal nulla si eventua sempre quale tramonto dell’essere sublime, ma l'esserci sublime che mai tramonta, che insorge e soggiorna è la dynamis sublime illuminante o translucente della trans-physis ontoepistemica, che implica la svelatezza della dea sublime o la sua verità. L’essere sublime soggiorna nel vuoto della physis sublime indivisibile ma dinamica, stabilmente senza eclisse e senza fine, atemporale, eternamente senza tramonto con la sua dynamis sublime, invulnerabile è un'icona del sublime, un'imago sublime della dynamis, un’immagine sublime, purezza transcentente e con una significanza cosmologica: l’essere della physis sublime o della transphysis o dynamis sublime disvelante, oppure occultante, disorientante, accadente esserci nella physis sublime quale etereo fuoco della fiamma, leggero, a sé medesimo da ogni parte identico, e rispetto all’altro, invece, non identico; opposto o in contrastanza con la notte oscura, di struttura densa e pesante: è la dynamis sublime quale ordinamento del mondo, verità in evidenza dell’essere sublime. L’essere è sublime vivenza . La dea sublime delle verità non trema e si dà nell'evento sublime. Il mythos della dea sublime si dà sempre sorgente nell'archè-physis quale transcendenza della purezza ontologica del sublime quali eventi sublimi dinamici o fenomenici, o la loro ermeneutica finita o infinita interpretazione del sublime trans-physico: il sublime è il manifestarsi stesso dell’esserci della dynamis sublime in relatività e in equilibrio con la physis dell’essere Aletheia sublime, verità dinamica, sempre insorgente e senza tramonto, alternante luce e notte, quale STORIA MITIKA ed ONTOLOGICA del MITO della PHYSIs Sublime o transphysis transublime. Il mito o storia mitica della Physis sublime o della transphysis è essenzialmente un luogo mitico,una topologia del mito dell’abisso,della fondatezza,dell’aldilà ontodynamica sublime:la storia del mito della Physis sublime è la storia dei luoghi del sublime,la storia mitika del sublime è la storia dell’Essere sublime,o dell’eterno ritorno del sublime o della risonanza infinita dell’essere sublime,nella latenza,custodita,curata per eventuarsi nella epokè sublime della Physis o della transphysis dinamica sublime. La storia del sublime nella Physis o delle dynamis sublime transphysica è la storia della radura dell’Essere sublime, dell’Essere diradato,sgombro,libero d’Essere nell’abisso sublime, senza nulla, senza niente, senza fine, senza tramonto, senza eclisse. Nessuno è ancora stato libero di ricercare la storia dell’ontologia del sublime nella Physis dinamica della transphysis transublime,aldilà dell’ermeneutica teologica, oltre la metafisica nichilista categorica, epistemica,paradigmatica. Non c’è né l’ontologia dell’essere sublime, né l’ontosofia del sublime o la storia sublime della sublimità nella Physis della dynamis sublime o transphysis. La storia del sublime si fonda sulla storia sublime della dynamis sublime:senza essere liberi di contemplare il sublime della transphysis transublime dynamica, non c’è il sublime ma solo fondamentalismo teologico, teocrazia:la storia sublime del sublime nella Physis è la storia sublime della dynamis d’Essere sublime in presenza della contemplazione dell’Essere transphysis o transublime. Il sublime c’è quando l’essere si pone dinanzi nella contemplazione dell’Essere transphysis dynamica che si dà, si getta alla presenza nella radura, nella topologia dell’Essere, quale ontologia dell’Essere sublime dinamico, il Gegengrund sublime o fondale sublime transphysico che si eventua nella ontovarietà della gettatezza del sublime della dynamis sublime è la radura dinamica che custodisce, kriptata, latente la cura dell’Essere dynamis della transphysis. I luoghi della Gegengrund sublime o fondale sublime della transphysis sono gli spazi kaosmici ove si getta dinanzi,davanti l’Essere sublime della dynamis, i luoghi del sublime dinamico sono quelli che l’esserci si trova di fronte non ad un orizzonte del mondo, o ad una prospettiva mondana, o ad un tramonto o eclisse cosmici, ma l’Essere è abitato dynamicamente dall’orizzonte e dalla prospettiva dell’Essere senza fine, senza declino,senza tramonto, senza eclisse, quale eterno ritorno della risonanza dell’Essere sublime della dynamis transphysica. Solo così si eventua l’epochè della storia sublime della dynamis sublime, non teokratica, del sublime nella Physis dinamica della transphysis. Tanto per essere rigorosi fino in fondo:il sublime della dynamis non è la topologia della teocrazia, né il sublime è la singolarità nichilista cosmica del tempo immaginario, giacchè quelle suggestive topologie sono sempre categorie della prospettiva del mondo tramontante mentre l’orizzonte dell’Essere sublime della dynamis non si trova mai di fronte all’eclisse, al tramonto, alla fine della storia, del tempo, dello spazio, del kosmo o della transphysis. Nel sublime della dynamis invece c’è l’eterno ritorno della differenza ontologica tra il Gegenstand quale contrastanza eristica della dynamis sublime transphysica: non il nulla o il niente, ma l’Essere sublime dinamico che ci viene in-contro, l’Essere della dynamis sublime che si getta alla presenza, per abitare l’Essere che contempla la radura ove si eventui la transphysis transublime. La storia sublime della sublimità della dynamis sublime è la storia della differenza che si eventua nell’ontologia dinamica, quale presenza che abita il luogo kaosmico della transphysis dynamica sublime. La storia sublime del sublime dynamico della Physis sublime e della transphysis è la storia dell’Essere che contempla l’essere dinamico e di fronte, quale presenza dinamica della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la risonanza dell’Essere dynamis sublime che ci viene in-contro, quale eterno ritorno della transphysis sublime dynamica. La storia sublime della sublimità transdynamica della Physis è la storia delle origini della transphysis dynamica, tanto per abitare i luoghi storici del sublime dinamico, si eventua nella risonanza quale Essere dynamico e sublime Essere transublime che ci viene incontro, Essere che abita l’Essere, Essere che si incontra kriptato nell’Essere sublime della Physis o transphysis dynamica. La topologia, il luogo ove l’Essere dynamico ci viene in-contro e ci abita è il sublime della dynamis: la topologia del sublime dynamico è la sublime topologia della storia del sublime della transphysis dynamica, solo nella topologia del sublime dynamico la storia si eventua quale storia sublime della sublimità transdynamica della transphysis: giacchè solo lì è dinamicamente essere storia sublime del transublime della transphysis dynamica e mai più storia della teocrazia, storia metafisica della teologia teocratica, storia metafisica della transteologia teocratica,storia della volontà di potenza della teocrazia, storia dell’etica teocratica, storia metafisica dei transfenomena transcosmici. I luoghi ove il sublime della dynamis ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’essere dynamico che si eventua ed abita l’essenza del pensiero della dynamis sublime, sono i luoghi del sublime della transphysis dynamici, sacri, oscuri, misterici, kriptati, perché quella prossimità dell’essere con la sua ikona che si getta alla presenza e la abita è sublimità dynamica nel senso di indicibile, inaudita, con paradigmi transfisici transcosmici, la storia sublime del transublime è la storia degli spazi dynamici, abitati solo dall’Essere sublime dynamico che ci viene in-contro, quale Gegenstand sublime o fondale sublime dynamico transphysico, mai nullità, e nel contempo:Essere sublime che si incontra nell’essere transdynamico che si getta ed abita, nella contemplazione, l’Essere dynamis della transphysis. Le varietà del venire incontro dell’Essere sublime dynamico sono infinite, indicibili, senza eclissi: perché i luoghi del sublime della dynamis sfuggono alla classificazione dell’imperativo transcategorico del rigore razionale o della metafisica transideale nichilista, transergetica, transimmetrica, transinferenziale, translogistica, transteocratica. Gli eventi del sublime della dynamis sono sempre in relatività con gli eventi e le ontovarietà dell’Essere sublime transdynamico che ci viene incontro, che si eventua quale dynamis sublime ontologica: si incontra l’Essere sublime dynamico, si contempla la dynamis d’essere sublime transkaosmica. I luoghi del sublime-trans-dynamis transublime sono gli spazi topologici ove l’Essere sublime dynamico si dispone nella transcontemplazione, nell’ascolto,nella transvisione, nella transensibilità e nel pensiero transdynamico dell’Essere sublime di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nella Gegenstand sublime o fondale dynamico della transphysis transkaosmica. La storia sublime del transublime-dynamis è la storia delle radure, dei vuoti ontologici della Physis-dynamis, ove l’essere sublime si eventua per essere transcontemplato e per transabitare transdynamicamente l’essere di fronte, oltre che abitare dinamicamente solo il mondo, la Physis-dynamis sublime, il transkosmo. Quando un luogo, una radura, un vuoto sono abitate transdynamicamente dall’Essere sublime che si getta e che viene in-contro all’Essere, si eventua il sublime e la sua storia quale storia sublime del transublime transabitare dinamicamente l’Essere dynamis, in libertà, in verità, in prossimità con l’Essere dynamica sublime. La libertà di ricerca sulla storia sublime del transublime della Physis-dynamis si eventua nella storia dei luoghi ordinari del transenso del sublime, della sua transessenza, della sua transpresenza qui ed aldilà del mondo i luoghi del sublime, anzi meglio la topologia del sublime, lo spazio vuoto, la radura, lo spazio libero dalla transmondità ove è custodito, curato, evocato e transcontemplato il Gegenstand sublime o il fondale transphysico: l’Essere sublime che viene incontro per transabitare dynamicamente, non solo il mondo, ma la transikona dell’Essere sublime, la transessenza dell’Essere sublime, l’Essere transdynamis, l’Essere ontologico sublime. Si eventua così nel transpazio e nel transtempo del mondo la differenza ontologica: si presenta la topologia dell’Essere sublime, di là e di qua la topologia transfluttuante del mondo dell’Esserci sublime, del mondo transvirtuale, del mondo transimmaginario, del mondo ontologico, del mondo dynamico sublime. Il mondo dell’Essere sublime si getta nella transmondità anche quale mondo sublime, mondo transcaotico o mondo transcosmico, mondo transcaosmico, mondo transdynamico, mondo transestatico e la sua transfluenza transmetafisica si dispiega nel mondo transetico, transepistemico, paradigmatico, transermeneutico, transdinamico, transnoetico. Quale fondamento della verità dell’Essere dynamico sublime la sua transfluenza dà transenso al transkaos, al transinvisibile, al transindicibile, al transinaudito, all’assenza presente della sua sacralità sublime: l’unica che possa salvare o curare nel mondo dell’aldilà, della dynamis sublime. La Topologia dell’essere sublime e la sua topologia animata dell’Essere sublime transanimato che trascende l’Esserci,ma non è l’Essere sublime ontologico dynamico. Quelle ontovarietà dispiegano la complessità della fondatezza dell’Essere sublime nel mondo transvirtuale, transanimato, ontologico, transimmaginario, transdynamico, transmetafisico, transinergetico, transimmetrico e disvelano quanta volontà di potenza ci sia nella storia sublime del transublime della Physis-dynamis sublime. Volontà di potenza dell’eterno ritorno dell’Essere sublime, nell’epochè della storia dell’Esserci sublime, ma anche volontà di transfluenza transegemonica transimperativa transcategorica nella transmetafisica, transermeneutica, transdynamica, transetica, transestetica, transepistemica, transvirtuale, transimmaginaria, transonirica, transestatica, transmitica, transmagica. Nell’Essere sublime, l’Essere sublime animato non si adegua................